Renato Reichlin

 

Età: 67 anni

Professione: project manager (in pensione ma non troppo…)

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?

Il mio primo ricordo RSI risale agli anni di Radio Monte Ceneri e in particolare alla bella voce di Mario Casanova, storico lettore dei notiziari che quotidianamente alle 12.30 e alle 19.00 ci portavano il mondo in casa: per la mia famiglia era un appuntamento imperdibile, colonna sonora dei nostri pranzi e delle nostre cene. La radio funzionava allora da vero focolare domestico e forniva abbondanza di occasioni per stimolanti commenti e interessanti discussioni tra genitori e figli. Eravamo molto gelosi di quei momenti e infatti il primo televisore entrò in casa solo quando i figli ne erano usciti per gli studi universitari.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?

Ero in particolare affezionato a tre appuntamenti, due teatrali e uno musicale, decisamente orientativi per non dire formativi per ciò che mi sarebbe successo poi dopo a livello professionale. La mia passione per il teatro deve molto alla “Domenica popolare” e alla creatività di Sergio Maspoli, un autore assolutamente da rivalutare che tra l’altro molto ha contribuito a smontare certi luoghi comuni sulla ticinesità grazie a un uso non solo macchiettistico del dialetto.
Indimenticabili anche il piacere, il divertimento e il sapere garantiti dalle commedie, dalle tragedie e dagli adattamenti di romanzi classici e moderni trasmessi alla domenica in prima serata e interpretati dall’ottima Compagnia di Prosa della Radio, con la fantastica “sonorizzazione di Giovanni Trog”…
La musica alla Radio per anni per me ha avuto il suono della Radiosa, la mitica orchestra di “musica leggera” diretta da Fernando Paggi prima e da Mario Robbiani poi. Una musica sì “leggera”, ma in realtà molto raffinata (fin dalla sigla!) grazie alla qualità di un’orchestrazione e di arrangiamenti delicatamente venati di jazz. Poi a sconvolgermi sarebbe arrivato lo tsunami del rock…

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?

Ne ricordo molti ma in particolare due: Alberto Canetta e Ketty Fusco. Per anni per me sono state soprattutto delle splendide voci che mi hanno introdotto al teatro e alla poesia, stimolando immaginazione e fantasia. Anni dopo i miei interessi e la mia attività professionale mi hanno concesso il privilegio di conoscerli di persona. Non posso dimenticare l’emozione del loro primo incontro: improvvisamente una voce si “incarnava” in una persona. E che persone! Infatti Canetta e Fusco si sono poi anche messi in gioco con progetti che implicavano spettacoli dal vivo, rivelandosi personalità di primo piano nella diffusione e affermazione della cultura teatrale nella Svizzera italiana.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente?

Sicuramente i programmi informativi (Radio giornali, Modem, La consulenza) e di intrattenimento e approfondimento culturale (per es. Ridotto dell’opera, Babilonia), in particolare se in emissione nei dintorni dell’informazione. Al riguardo mi permetto di sottolineare e anzi denunciare la mancanza di un’informazione culturale regolare in occasione delle edizioni principali del Radio giornale, che di tutto trattano (politica nazionale e internazionale, economia e finanza, sport –qui fino alla ridondanza più nauseante-, meteo), ma non di informazione culturale).
Trovo invece insopportabili i programmi farciti di musica e sciocchezze tipo “Tutorial”.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?

Sono convinto della necessità di una radio e di una televisione autenticamente libere e indipendenti, ciò che manifestamente non sono le emittenti nate sì sotto il vessillo della libertà (le famose “radio libere”…), ma poi rivelatesi (e non poteva essere altrimenti) asservite a interessi di parte e privati e anche per questo farcite di emissioni (e pubblicità) anche della specie più becera. Un tipo di emissione con cui purtroppo anche la RSI ha voluto misurarsi quando all’indice di gradimento e subentrato infelicemente quello di ascolto, una trappola mortale di cui ora “nobillag” rischia di farci pagare un altissimo prezzo: quello di un’informazione e di un intrattenimento manipolati.
Un emittente radiotelevisiva autenticamente libera e indipendente lo deve essere anche dai giochi partitici (niente a che vedere con l’ipocrita “par condicio”), dalle manipolazione di nomine e concorsi (il peso delle dinastie familiari…), dagli interessi economici di parte, dalle pressioni e dai ricatti di vario genere non del tutto sconosciuti al nostro solatio paese.
Un emittente radiotelevisiva autenticamente libera e indipendente diventa allora indispensabile fonte di dinamismo sociale e di apertura mentale, una preziosa occasione di confronto e un potente stimolo alla sana curiosità. Un’emittente radiotelevisiva autenticamente libera e indipendente è indispensabile alla formazione e all’informazione del Cittadino, alla vita della Comunità, all’affermazione della sua identità.  (Ma interessa veramente ancora a qualcuno? Forse nell’epoca dei GAFA, di Zalando e simili, la questione di fondo è proprio questa)

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