Renato Agostinetti

Qual è il suo primo ricordo della RSI?
Il mio primo ricordo risale alla notte dei tempi. Siamo circa negli anni 44/45, abitavo a Berna e la mitica radio Monteceneri ci informava sull’andamento della seconda guerra mondiale. Ricordo ancora oggi la voce di Mario Casanova e la mia infantile delusione quando arrivò a casa nostra. Mi aspettavo un personaggio simile ad un principe delle fiabe e invece lo trovai grigio, con naso prorompente e gli occhi piuttosto sporgenti. La voce era quella, suadente, sicura, baritonale, mitica.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?
Ce ne sono tanti, molti sportivi: la vittoria di Ferdy Kübler ai mondiali di Varese, le partite della nazionale con il commento di Alberto Barberis nelle tre lingue nazionali (oggi la cosa sembra incredibile, ma Barberis era l’unico inviato nazionale e trasmetteva 5 minuti in tedesco, 5 minuti in francese e 5 in italiano. La Svizzera era anche questo.

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?
Ho molti amici in radio ed in televisione e mi è difficile fare dei nomi. Allora mi limito a ricordare tre nomi di miei ex-allievi: Eugenio Jelmini, Raffella Agustoni e Rossana Panzera. Mi piace pensare di aver contribuito anche solo un poco alla loro formazione.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente?
Seguo regolarmente i telegiornali ed il Quotidiano che ritengo indispensabili per il nostro cantone. Falò, Patti chiari, Storie, Superalbum sono di ottimo livello e sarebbe un vero delitto se scomparissero.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?
L’iniziativa dev’essere respinta perché per il Ticino l’abolizione del canone sarebbe un disastro immane. Non avremmo più l’unica voce autenticamente ticinese che arriva nelle nostre case. Non escludo che,  dovesse scomparire la RSI, i primi a sentirne la mancanza sarebbero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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