Mario Vicari

Professione: ricercatore etnolinguistico

Età: 70 anni

Ruolo sociale: presidente Unitas, Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?
Sono affezionato fin dagli anni Cinquanta alla RSI (a quei tempi Radio Monteceneri), che in casa mia era una presenza  familiare. Mio nonno Mario Vicari, musicista, fu membro della commissione dei programmi. Mio padre Alberto Vicari, violoncellista e insegnante di musica, vi collaborò dal 1940 al 1967 con trasmissioni mensili di musica da camera (oggi purtroppo in gran parte irrecuperabili) e come direttore del coro “Bambini Ticinesi”. Mia madre Carla Vicari-De Righetti, insegnante, collaborò dal 1937 al 1965 a Radioscuola (ottenendo pure alcuni premi) e negli anni Cinquanta e Sessanta a “Ora serena” con sceneggiature di romanzi. La RSI è quindi iscritta negli affetti del mio vissuto fin dall’infanzia: sono per me indimenticabili le prime visite occasionali al mondo affascinante e un poco misterioso del vecchio Studio Foce.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?
Oltre ovviamente ai programmi a cui hanno partecipato i miei genitori, ricordo, fra gli altri, “La costa dei barbari”, “Radio delle regioni”, “La cuntrada” (dagli ultimi due ho tratto spunti e materiali per la mia attività di ricercatore di fonti orali etnolinguistiche).

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?
In passato, quando i canali e i programmi della RSI erano in numero più ridotto, i volti e le voci dei conduttori restavano maggiormente impressi. Oggi preferisco non indicare nomi per evitare di fare torti all’uno o all’altro: ognuno di noi ha le proprie predilezioni, che sono però legate a gusti personali e a opinioni soggettive, e ogni collaboratore ha i suoi pregi e, semmai, i suoi limiti.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente?
Rete Uno: Radiogiornali, “Chiese in diretta”, “Millevoci”, “Modem”, “Dialett in sacocia”, “Ora della terra”, “Voci del Grigioni italiano”, “Espatriati”. Rete Due: “Laser”, “In altre parole”, “Tempo dello spirito”, “Prima fila” e tutti i programmi di musica classica. La Uno: Telegiornali, “Il gioco del mondo”, “Strada Regina”,, “Tournée”, “Storie”. La Due: “Superalbum”.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?
Perché per la Svizzera italiana è indispensabile poter fruire di un’informazione calibrata e oggettiva, con pluralità di scelte nei vari settori, non da ultimo quello culturale, e perché la RSI assume un ruolo decisivo nella tutela e nella diffusione della lingua italiana.

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