Luca Maghetti

Professione: avvocato, già Procuratore pubblico

Età: 52

 

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?

I miei primi ricordi legati alla RSI vanno a “Cappuccetto a pois”, trasmissione con pupazzi dolcissimi che passavano, rigorosamente in bianco e nero, una volta la settimana, la sera. Oppure ancora ricordo le emozionanti trasmissioni sul primo atterraggio sulla luna, nel 1969, con Eugenio Bigatto e Marco Blaser.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?

Quelli di cui parlo sopra, a cui aggiungo Reporter di Leandro Manfrini, ma anche Falò e le rassegne cinematografiche di qualità, purtroppo ora abbandonate. A mio modo di vedere c’è già troppo sport e troppa “TV spazzatura” e senza RSI le cose precipiterebbero come già si constata con le televisioni del gruppo Mediaset. Ricordo con affetto anche i primi anni di “Un’ora per voi”, con Mascia Cantoni, soprattutto quando il canale ticinese non arrivava in Svizzera interna.

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?

La TSI ha dato, e dà ancora, tanti personaggi che non sfigurano certo con la vicina Italia. Penso a Leandro Manfrini, ad Aldo Sofia, alla compianta Giulia Fretta e a ancora a Roberto Antonini della Radio. Questi nostri giornalisti, con una levatura che va al di là dei confini della Svizzera italiana, fanno onore al giornalismo di lingua italiana.
Ma anche Yor Milano mi è molto caro.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente?

In generale Falò, Patti chiari, i dibattiti di Reto Ceschi, ma anche buoni film. Perché non fare regolarmente “cineforum” tematici brevi, almeno in seconda serata, come quello che si faceva sino a 20 anni fa? C’è bisogno di cultura cinematografica non solo durante il Festival di Locarno.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?

La RSI è una componente essenziale della cultura italofona svizzera. Essa, con i suoi mezzi importanti, è un baluardo dell’italianità elvetica e quindi del federalismo. Cancellarne l’esistenza sarebbe un grave ed irreparabile attacco alla coesione nazionale perché la televisione e la radio subirebbero una deriva commerciale con un grave scadimento della cultura svizzero-italiana. Non dimentichiamo che la RSI ha importanza, in termini di autorevolezza, anche verso la vicina Italia.
Insomma non riesco ad immaginarmi una Svizzera Italiana senza RSI e approvare l’assurda iniziativa No-Billag sarebbe una vera e propria tragedia per tutta la Svizzera. E non sto esagerando!

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