Giovanna Masoni Brenni

Professione: avvocato e notaio 

Età: 54

Ruolo politico: già municipale e vice-sindaca di Lugano, responsabile tra l’altro della cultura, del Polo Culturale e del LAC , della scuola e dell’edilizia pubblica

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?

“Scaccia… pensieri” (i cartoni animati del sabato sera) e i dibattiti politici: ricordo dibattiti appassionati e appassionanti, anche molto accesi, con Werner Carobbio (che fumava il sigaro in TV !), mio papà (non fumatore, immerso in quel fumo, prima ragione per cui io, bambina, soffrivo compartecipe) , Camillo Jelmini, Servio Salvioni, …  

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?

Concerti e dibattiti politici; e forse anche Scaccia pensieri! 

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?

Ascolto abbastanza la radio e oggi mi piacciono i commenti di Giuseppe Clericetti ai concerti. Guardo meno la televisione, ma mi piace Damiano Realini e mi piacevano Michele Fazioli e anche Sergio Maspoli, Teco Celio e altri nelle commedie dialettali.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente

Radiogiornale e Cronache della Svizzera italiana, concerti e musica con relativi commenti, Moby Dick, altri programmi culturali, in generale Rete 2; ma anche Turné, il Quotidiano e il cinema d’autore e dibattiti politici quando emerge il vero confronto delle idee e delle posizioni. 

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?

Da liberale, e idealmente, penso che cultura, giornali e media in generale non dovrebbero essere di principio espressione statale, ma piuttosto autentica espressione delle qualità e libertà individuali, della società civile.
In concreto, come ticinese, penso però dobbiamo prendere atto di un dato di fatto che modifica la sostanza delle cose. Senza un Ente autonomo, cui la Confederazione assicuri appunto autonomia e mezzi (tramite il canone), di cui pure emittenti private beneficiano, la Svizzera italiana non ha la forza di produrre anche una radiotelevisione di lingua italiana, che esprima la nostra cultura e lingua, quale parte essenziale di quella “Willensnation” che è la Svizzera: non ha la forza per esprimere tale voce anche a livello nazionale e quale alternativa alle emittenti italiane.
Di conseguenza l’iniziativa, che di fatto condanna la più importante azienda culturale della Svizzera italiana e mette in difficoltà anche le emittenti private, significa perdita in termini di pluralismo dell’informazione, perdita culturale, sociale ed economica (l’economia della cultura, che comprende tutti i media, è molto importante, alcuni punti percentuali di PIL). Comporta perdita di professionalità e know how. È negativa per il federalismo culturale, la coesione nazionale che oggi ne deriva, la lingua e cultura italiana in Svizzera. La situazione attuale non è ideale, e va migliorata, ma l’iniziativa non è un’alternativa, arretreremmo invece di andare avanti.
Lo dice una che talvolta non ha lesinato critiche; ma una cosa è criticare e migliorare, e anche la Radiotelevisione lo deve e lo dovrà fare, in più direzioni e ambiti (l’accesso al mercato pubblicitario, la trasformazione del canone in tassa e l’autonomia totale sulla definizione di servizio pubblico vanno corretti), altra è distruggere un patrimonio che è oggi anche un bene culturale.  

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