Franco Cavalli

Professione: Medico oncologo

Età: 75

Ruolo politico: Già Consigliere nazionale

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?
Ho un ricordo molto chiaro: a casa mia il notiziario (come si chiamava allora il radio-giornale) era un momento sacro, dove noi bambini dovevamo fare assoluto silenzio per permettere a mio papà di sentire cosa stava capitando nel mondo. Il primo ricordo è quindi un giorno quando alle 12.30 fu annunciato l’inizio della guerra di Corea e mio papà disse “Qui andrà a finire male di nuovo….”.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?
Beh, anzitutto i primi programmi televisivi, quando si andava al ristorante per poterli seguire: mi ricordo benissimo un quarto di finale del campionato mondiale di calcio del ’56 in Svizzera, quando la nostra nazionale fu battuta per 7 a 5 da quella austriaca. E poi i dibattiti politici televisivi, quando questi erano ancora interessanti e di buon livello.

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?
Ero molto affezionato a Giulia Fretta, adesso seguo sempre con grande piacere Roberto Antonini: il suo ultimo reportage radiofonico dalla Siria è stato semplicemente eccezionale.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente
Seguo regolarmente Rete 2, di cui apprezzo quasi tutta la programmazione. Quando posso seguo anche alcuni dei programmi di approfondimento, in particolare Falò e Modem, anche se la loro qualità è molto variabile.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?
No Billag per il Ticino sarebbe un suicidio dal punto di vista economico: perderemmo perlomeno un migliaio di posti di lavoro, con tutto l’indotto economico che ciò comporta. Ma anche idealmente non c’è dubbio che la presenza della Svizzera italiana alla radio e alla televisione diminuirebbe drasticamente. Questo andrebbe sicuramente a scapito della coesione nazionale. Se c’è un aspetto della politica svizzera che va molto a favore delle minoranze, è proprio la suddivisione del canone radiotelevisivo. All’estero, lo cito sempre come esempio di come bisognerebbe favorire le minoranze linguistiche, per evitare situazioni disastrose come quella belga o spagnola.

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