Fabio Käppeli

Professione: Studente di diritto a Lucerna

Età: 22

Ruolo politico: Deputato PLR al Gran Consiglio, Capogruppo PLR in Consiglio comunale a Bellinzona

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?

La RSI con la sua ricca e variegata offerta radiotelevisiva porta quotidianamente nelle nostre case soprattutto le emozioni che fanno la storia. Belle e indimenticabili quando è la nazionale di calcio a vincere, tristi e sconvolgenti quando ci sbatte in faccia la realtà e i mali del mondo in cui viviamo. Tra i ricordI più datatI ma ancora molto vividi nella mia mente vi sono lo scoppio della guerra in Iraq e, prima ancora, gli attentati dell’11 settembre del 2001 in cui caddero le torri gemelle.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?

Tra tutti direi proprio il Telegiornale che ho cominciato a guardare fin dai primi anni di scuola e che ritengo abbia contribuito a costruire il mio spirito critico e a fare di me una persona curiosa, socialmente attiva e interessata alla politica. Devo ringraziare i miei genitori per avermi sempre fatto guardare o del momento informativo delle 20.00 uno spazio di apertura al mondo prima, e un momento di discussione poi. Senza rendermi conto sono cresciuto con la R(T)SI.

Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?

Se proprio devo dirne il mitico Bigio, che ricordo ancora nei suoi ultimi anni di televisione.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente

Oltre alle trasmissioni di cronaca le trasmissioni della RSI che preferisco sono Falò in televisione e Modem alla radio. Più in generale aggiungerei però anche tutti quei servizi che portano nelle nostre case e che valorizzano tutte le realtà del nostro Paese, anche quelle più piccole e difficilmente raggiungibili. Sono approfondimenti di valore inestimabile per la nostra coesione nazionale.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?

Sono talmente tanti i motivi che ci si dovrebbe chiedere perché dovrebbe essere approvata un’iniziativa così folle, che da un giorno all’altro spazza via oltre che il servizio pubblico radiotelevisivo anche quello privato. Proprio chi ha fatto di “prima i nostri” il suo slogan vuole ora svendere la nostra indipendenza lasciando il campo libero a grandi gruppi esteri con ben altri interessi. Infatti anche le emittenti private non riuscirebbero a far fronte alla concorrenza che offrirebbe sport e film a pagamento. Le cosiddette “pay tv”, ma semmai un’emittente straniera si interessasse all’attualità del nostro piccolo Paese, chi sarebbe disposto a pagare anche per un Telegiornale o per Il Quotidiano? Inimmaginabile.
La SSR è uno di quei pochi elementi che rendono davvero Svizzera la Svizzera, indispensabili per la nostra democrazia e importanti anche a livello economico, grazie alla solidarietà in perfetto stile federale.
Infatti in una democrazia semi-diretta come la nostra è fondamentale poter disporre di un’informazione oggettiva. La particolarità della radiotelevisione pubblica sta nel fatto che vi sono chiare regolamentazioni che obbligano la RSI e le sue consorelle ad un’informazione corretta ed equilibrata (in particolare prima di votazioni ed elezioni e a differenza degli organi di informazione privati). Ciò non vuol dire che bisogna essere d’accordo e condividere ogni contenuto, anzi. Proprio perché pubblica ogni cittadino che sia in disaccordo con i contenuti di un programma può rivolgersi all’organo di mediazione radiotelevisivo ed in seguito adire l’autorità di ricorso indipendente.
A livello economico vi è invece un altro grande vantaggio per le minoranze linguistiche e le rispettive regioni. Piuttosto di lamentarsi che “a Berna non ci ascoltano” bisogna rendersi conto che annualmente 180 milioni provenienti dal canone pagato oltre Gottardo arrivano nella nostra regione: mantengono dipendenti in decine di professioni e con loro intere famiglie, pagano fornitori, tasse, etc. Tutto questo indotto è un motore indispensabile per la Svizzera italiana, io non credo che potremmo rinunciarci. Ma soprattutto, perché dovremmo? Non siamo mica scemi!

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial