Davide Buzzi

Professione: Artista / Cantautore

Età: 48

 

 

Qual è il suo primo ricordo della RSI?
Il Gatto Arturo e Cappuccetto a Pois.

Quali sono i programmi che hanno lasciato un segno in lei?
Sicuramente i programmi della mia gioventù, come Natura Amica,  La Tombola, Un’Ora Per Voi, come anche le commedie dialettali di Sergio Maspoli (quelle proposte successivamente, molto meno!). Un bel ricordo è anche quello legato ai racconti spontanei di Soldini.

 Ha un personaggio, un volto o una voce della RSI a cui è particolarmente affezionato?

La RSI ha creato numerosi personaggi e giornalisti molto bravi e preparati. A mio modo di vedere fra le donne Christelle Campana ha i numeri per arrivare lontano e spesso il TG della notte lo seguo proprio per poterla ammirare nel suo lavoro. Parlando invece di uomini, due sono i personaggi di casa RSI che più ho mi sono rimasti impressi in questi anni, Michele Fazioli e Giorgio Fieschi.

Quali sono i suoi programmi preferiti attualmente?
Falò, Patti Chiari, Storie, Il Filo della Storia, Il Quotidiano e il TG.

Perché a suo parere l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo deve essere respinta?
Se vogliamo continuare a mantenere in Svizzera (e di riflesso in Ticino) una televisione che proponga dei programmi di qualità e non per forza legati unicamente alle “regole” dell’audience, è necessario che chi è chiamato a proporli rimanga un ente pubblico, che possa muoversi lontano dai diversi schieramenti politici e di potere che popolano il paese e dalle lobbies economiche che dominano il mercato. Anche nel campo dell’inchiesta e dell’approfondimento la RSI e la SSR svolgono un compito di importanza primaria. Molti fatti di cronaca venuti a galla negli ultimi anni grazie alle inchieste giornalistiche proposte dalla RSI, difficilmente avrebbero potuto essere portati a conoscenza della popolazione senza l’impegno super partes di un’emittente nazionale supportata dal canone. Inoltre la RSI e la SSR sono datori di lavoro di enorme importanza. L’accettazione dell’abolizione del canone significherebbe un’importante perdita di posti di lavoro e un ulteriore aggravamento del fenomeno della disoccupazione in Ticino e Svizzera.

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