Articoli e opinioni

CON LA NO BILLAG RADIO E TV A RISCHIO
prof. Mauro Baranzini, presidente Associazione Amici della RSI, CdT 27 settembre 2017

A leggere le esternazioni di alcuni politici ticinesi, sembrerebbe che votare a favore dell’iniziativa «No Billag» sia una sorta di tiro al bersaglio. Si tratterebbe, secondo costoro, di «mandare un segnale», di votare sì «tanto non passa», così da «ridimensionare la SSR». C’è da chiedersi se queste persone siano disinformate in buona fede o abbiano scelto di disinformare il pubblico perché, purtroppo e chiaramente, l’estremismo dell’iniziativa mette anche loro in imbarazzo. Per questo mi sembra utile chiarire alcuni punti importanti, partendo proprio dal testo dell’iniziativa.
L’iniziativa postula l’abolizione pura e semplice non solo del canone, ma di ogni forma di finanziamento pubblico per i media radiotelevisivi (art. 93, cpv. 5). Detto in parole chiare: «No Billag» significa «No RSI». Non esiste alcun piano B. Se la «No Billag» vince, dal 1. gennaio 2019 la RSI e le altre reti della SSR chiuderanno. «Senza indennizzi», come indica chiaramente il testo dell’iniziativa. Lascio al lettore immaginare le conseguenze sociali, economiche e finanziare della cancellazione da un giorno all’altro di duemila posti di lavoro (tra RSI e imprese che lavorano con lei) nella nostra regione. Sarebbe come dire no alle Ferrovie federali svizzere: i treni si fermerebbero, le stazioni sarebbero vendute e i binari sarebbero strappati dalle linee. Punto e basta.
In effetti, l’iniziativa «No Billag» chiede alla Confederazione di «mettere all’asta le concessioni» che andranno al maggiore offerente. Non è difficile prevedere cosa succederebbe alla Svizzera italiana e alle minoranze in genere se questa proposta fosse accettata. Altro che «mandare un messaggio», altro che «ridimensionare». L’accettazione della «No Billag» porterebbe alla chiusura della RSI e dell’SSR. Punto e basta. Chiunque, politico, giornalista, opinionista, che nascondesse questa verità farebbe un disservizio ai cittadini.
Nella Svizzera italiana chiuderebbe non solo la RSI, ma anche le altre emittenti private che svolgono un servizio pubblico quali Radio Fiume Ticino, Teleticino e Radio3i rischierebbero grosso. È illusorio immaginare che un servizio radiotelevisivo significativo possa sopravvivere con il finanziamento della sola pubblicità, in un mercato angusto come quello ticinese.
L’asta delle frequenze l’abbiamo vista in Italia. Ha portato alla creazione di colossi informativi di dubbia utilità (alcuni dei quali in mano estera), a una esplosione dei costi e a una riduzione dell’offerta in chiaro (pensiamo a quanto accaduto nell’ambito sportivo). La vicenda derby con UPC Cablecom è un assaggio del nuovo mondo mediatico che l’iniziativa prefigura. E così per tutti i servizi di informazione; chiusura totale senza condizione alcuna. In Svizzera la fine della SSR – conseguenza certa della vittoria del sì – porterebbe alla colonizzazione mediatica del nostro Paese. Con buona pace di coloro che, qui da noi, sostengono di voler fare gli interessi della Svizzera e del Ticino. Diventeremmo una provincia mediatica della Lombardia o un’appendice radiotelevisiva di Zurigo. È questo che vogliamo? Adesso che siamo riusciti a riportare uno svizzero-italiano in Consiglio federale? Vogliamo proprio farci male con le nostre mani? Votare «No Billag» significa chiudere baracca e affidarsi all’estero. Un estero che rastrellerebbe anche la pubblicità, senza alcun guadagno per gli editori svizzeri, e con la perdita di tanti posti di lavoro. Una scelta talmente autolesionista che perfino i fautori dell’iniziativa fanno di tutto per nasconderla.


ROGER NORDMANN: UN’INIZIATIVA ANTISVIZZERA

Roger Nordmann: un’iniziativa antisvizzera

 

 A COSA SERVE IL CANONE?

https://salviamolarsi.tumblr.com/post/166910603998/a-cosa-serve-il-canone


IL “NO” DEL CONSIGLIERE FEDERALE IGNAZIO CASSIS

https://www.ticinonews.ch/ticino/422340/cassis-loda-le-regioni-periferiche


IL “NO” DEL CONSIGLIERE NAZIONALE FABIO REGAZZI (PPD)

http://www.liberatv.ch/it/article/36022/il-no-deciso-ma-molto-critico-di-fabio-regazzi-alla-no-billag-per-il-ticino-approvare-l-iniziativa-sarebbe-una-mossa-suicida-ma-alla-rsi-non-cambia-mai-niente-e-credo-che-neanche-in-futuro-qualcosa-cambier


IL “NO” DEL CONSIGLIERE NAZIONALE MARCO CHIESA (UDC)

http://www.liberatv.ch/it/article/35988/il-mio-no-alla-no-billag-marco-chiesa-in-campo-contro-l-iniziativa-troppo-radicale-se-approvata-metter-in-ginocchio-il-servizio-pubblico-l-azienda-rsi-e-molte-famiglie-io-non-me-la-sento-di-appoggiarla


KILL BILL: L’OPINIONE DI BRUNO BESOMI (CONSIGLIO REGIONALE CORSI)

http://www.tio.ch/rubriche/ospite/1169744/kill-billag


L’OPINIONE CONTRARIA DI RONNIE DAVID, CO-CORDINATORE DEI VERDI DEL TICINO

http://www.verditicino.ch/news/2017/10/27/no-billag-in-gioco-la-democrazia


IL “NO” DEL CONSIGLIERE NAZIONALE MARCO ROMANO

http://www.liberatv.ch/it/article/36156/no-billag-e-rsi-marco-romano-apre-il-libro-l-iniziativa-una-follia-voto-no-e-combatter-per-farla-bocciare-anche-se-a-comano-giocano-a-freccette-con-la-mia-faccia-io-uomo-dei-media-privati-e-di-tito-tettamanti-solo-illazioni-e-cattiverie-per-screditarmi


IL “NO” DEL GRANCONSIGLIERE STEFANO MORISOLI

http://www.liberatv.ch/it/article/36088/sergio-morisoli-spiazza-tutti-l-iniziativa-no-billag-da-bocciare-ma-si-dimetta-subito-in-blocco-il-consiglio-della-corsi-e-la-direzione-presenti-un-piano-con-delle-garanzie-prima-del-voto-il-momento-di-cambiare



IL “NO” DI MATTEO PELLI

http://www.liberatv.ch/it/article/36113/la-no-billag-la-rsi-e-teleticino-vi-dico-tutto-matteo-pelli-se-passasse-l-iniziativa-a-melide-non-si-chiuderebbe-anche-se-con-molta-fatica-naturale-per-noi-preparare-un-piano-b-ma-facciamo-il-tifo-per-quello-a-questa-campagna-si-pu-vincere-sussurrando-e-con-il-sorriso


LE SPIEGAZIONI DEL PRESIDENTE CORSI, LUIGI PEDRAZZINI

http://www.liberatv.ch/it/article/36132/no-billag-pedrazzini-risponde-a-tutto-punto-per-punto-dalla-rottura-con-lega-con-retroscena-ai-privilegi-dei-dipendenti-rsi-e-agli-stipendi-dei-direttori-dalle-accuse-di-faziosit-al-servizio-di-fal-su-argo-1-che-ha-fatto-infuriare-il-ppd-fino-all-ipotesi-dimissioni-in-caso-di-vittoria-dell-iniziativa-ma-il-4-marzo-i-ticinesi-dovranno-decidere-se-la-rsi-deve-continuare-a-esistere-s-o-no

 


 

Giò Rezzonico sul Caffè 17.12.17

L’OPINIONE DI NICOLETTA BARAZZONI (GIORNALISTA)

RSI, non sono nata ieri


IDENTITÀ NAZIONALE ALLE ORTICHE?

Il prof. Mauro Baranzini sulla No Billag, laRegione Ticino del 25 ottobre

La Sviz­ze­ra è un esem­pio di suc­ces­so in­di­scu­ti­bi­le. Ne­gli ul­ti­mi de­cen­ni, ma non so­lo, ha sa­pu­to ge­sti­re le sue di­ver­si­tà in mo­do co­strut­ti­vo. Non so­no dif­fe­ren­ze da po­co: quat­tro lin­gue na­zio­na­li, e quin­di quat­tro cul­tu­re dif­fe­ren­ti; me­tà del­la po­po­la­zio­ne cat­to­li­ca e me­tà ri­for­ma­ta; cit­tà e can­to­ni ric­chi da una par­te e can­to­ni ru­ra­li e me­no ric­chi dall’al­tra. Il tut­to a mac­chia di leo­par­do. Ad al­tre la­ti­tu­di­ni que­ste dif­fe­ren­ze avreb­be­ro por­ta­to al­la di­sin­te­gra­zio­ne del­la na­zio­ne. Nel no­stro Pae­se que­sto non è suc­ces­so. An­zi. È for­se do­vu­to a un Dna par­ti­co­la­re che ci ac­co­mu­na da Chias­so a Ba­si­lea e dal La­go di Co­stan­za a Gi­ne­vra? For­se so­lo in par­te, an­che per­ché ab­bia­mo in­te­gra­to con suc­ces­so di­ver­se on­da­te d’im­mi­gra­zio­ne. Le guer­re del se­co­lo scor­so han­no cer­to raf­for­za­to l’iden­ti­tà na­zio­na­le; la se­mi-de­ri­va po­li­ti­ca, bu­ro­cra­ti­ca e fi­sca­le di di­ver­se na­zio­ni che ci cir­con­da­no può cer­to gio­ca­re un ruo­lo. Ma evi­den­te­men­te c’è dell’al­tro. Chi scri­ve ha la­vo­ra­to all’este­ro per più di 30 an­ni: per que­sto so­no con­vin­to che la for­te coe­sio­ne del­la Sviz­ze­ra sia da im­pu­ta­re ad un fe­de­ra­li­smo ef­fi­ca­ce e mol­to in­tel­li­gen­te, che mol­ti al­tri ci in­vi­dia­no. Il fe­de­ra­li­smo si­gni­fi­ca an­zi­tut­to sus­si­dia­rie­tà ver­ti­ca­le: le de­ci­sio­ni so­no pre­se al li­vel­lo più bas­so pos­si­bi­le, e que­sto re­spon­sa­bi­liz­za gli or­ga­ni lo­ca­li e can­to­na­li. Non per nien­te il no­stro Ti­ci­no si chia­ma, uf­fi­cial­men­te, Re­pub­bli­ca e Can­to­ne Ti­ci­no e ci ri­fe­ria­mo ad es­so co­me a uno ‘Sta­to’ ve­ro e pro­prio. Tut­ta­via per uni­re una na­zio­ne fe­de­ra­li­sta con 8,5 mi­lio­ni di abi­tan­ti oc­cor­ro­no dei ‘col­lan­ti’. I col­lan­ti so­no di­ver­si, an­che se si so­no mo­di­fi­ca­ti con il tem­po. Ne ci­to al­cu­ni: le Fer­ro­vie Fe­de­ra­li Sviz­ze­re, la Po­sta, la Swis­scom (usci­ta dal­la vec­chia Ptt), l’Am­mi­ni­stra­zio­ne del­le do­ga­ne, l’eser­ci­to di mi­li­zia, le guar­die di con­fi­ne, le Scuo­le Uni­ver­si­ta­rie Pro­fes­sio­na­li, il si­ste­ma dua­le pro­fes­sio­na­le/ac­ca­de­mi­co, i tri­bu­na­li fe­de­ra­li, la de­cen­tra­liz­za­zio­ne dell’Am­mi­ni­stra­zio­ne Fe­de­ra­le, i Po­li­tec­ni­ci e an­che le Al­te Scuo­le, il Fon­do Na­zio­na­le Sviz­ze­ro per la Ri­cer­ca Scien­ti­fi­ca, pro Hel­ve­tia, la stam­pa (di ot­ti­ma qua­li­tà), e, non da ul­ti­me, la Ra­dio e Te­le­vi­sio­ne. Per­si­no a li­vel­lo uni­ver­si­ta­rio v’è un for­te coor­di­na­men­to da par­te del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, che ha per­mes­so al­le no­stre uni­ver­si­tà di en­tra­re nel­le pri­me po­si­zio­ni a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le. A li­vel­lo can­to­na­le la vec­chia Ra­dio Mon­te­ce­ne­ri, ades­so Rsi, è sta­ta un pun­to di ri­fe­ri­men­to fon­da­men­ta­le per il no­stro Can­to­ne ne­gli an­ni Tren­ta e du­ran­te la Se­con­da Guer­ra Mon­dia­le, quan­do era l’uni­ca emit­ten­te in­di­pen­den­te e li­be­ra in un con­ti­nen­te tra­vol­to dal fa­sci­smo e dal na­zi­smo. Con Ra­dio Lon­dra, la Rsi ha te­nu­to al­to il prin­ci­pio del­la di­gni­tà, del­la li­ber­tà e del­la de­mo­cra­zia in Eu­ro­pa. Mio pa­dre mi ri­fe­ri­va che le fa­mi­glie si strin­ge­va­no ac­can­to ai pri­mi ap­pa­rec­chi ra­dio per ascol­ta­re ra­dio Mon­te­ce­ne­ri a ri­fe­ri­re sul­la pro­gres­sio­ne del­le trup­pe di li­be­ra­zio­ne in Ita­lia e in Nor­man­dia nel 1943 e 1944. Non di­men­ti­chia­mo che se il pros­si­mo 4 mar­zo 2018 pas­se­rà l’in­fe­li­ce ini­zia­ti­va det­ta “No-Bil­lag”, le no­stre ra­dio e te­le­vi­sio­ne ta­ce­ran­no com­ple­ta­men­te a par­ti­re dal 1° gen­na­io 2019. I no­stri pa­dri, e i no­stri non­ni, che han­no tra­scor­so me­si o an­ni di mo­bi­li­ta­zio­ne nel­le due Guer­re Mon­dia­li, si ri­vol­te­ran­no nel­la tom­ba. La no­stra coe­sio­ne na­zio­na­le su­bi­rà un du­ro col­po. E sa­re­mo più po­ve­ri: i no­stri ap­pa­rec­chi ra­dio e te­le­vi­so­ri ta­ce­ran­no mu­ti o par­le­ran­no con lin­gue e va­lo­ri non più no­stri. Non c’è nes­sun pia­no B, oc­cor­re ben sa­per­lo. Su­ben­tre­ran­no i grup­pi stra­nie­ri a co­pri­re il bu­co, e ad­dio al­lo­ra iden­ti­tà sviz­ze­ra. Pen­sia­mo­ci. Un sì, sa­reb­be una de­ci­sio­ne ir­re­ver­si­bi­le.


E SE ESPLODESSE LA BOMBA? RIASSUNTO DI UN ARTICOLO DELLA WOCHENZEITUNG

(dalla pagina FB)

https://www.woz.ch/1743/no-billag/und-wenn-der-sprengsatz-explodiert

L’iniziativa No-Billag tiene in bilico 5900 collaboratori della SSR e non meno di 900 persone che lavorano per tv e radio private e regionali. Chi pensa che accettando l’iniziativa si potrà mantenere un servizio pubblico con un canone meno basso, sottovaluta l’atteggiamento libertario nei confronti dello Stato tenuto dagli iniziativisti, o meglio la loro posizione anti Stato. L’iniziativa No Billag non vuole semplicemente cancellare i media pubblici nella loro forma odierna, ma si prefigge pure di impedire che possano rinascere in qualche altro modo. Nella Costituzione infatti si andrebbe a scrivere che lo Stato non può percepire canoni né trovare altre forme di finanziamento.

VERSO LA DEREGOLAMENTAZIONE TOTALE
Con un sì alla No Billag, lo Stato non potrebbe più adottare né esercitare una politica dei media, e anche l’articolo che oggi garantisce la pluralità dei media sparirebbe. E non ci sarebbe più un ombudsman a cui rivolgersi per contestare l’equilibrio di un programma o di una trasmissione. L’Iniziativa non ha l’obiettivo di criticare un pochino la SSR. Rappresenta la totale deregolamentazione dell’attuale sistema dei media ora di pubblico dominio.

L’ILLUSIONE DEGLI INIZIATIVISTI
È illusorio credere che l’attuale offerta della SSR possa essere finanziata attraverso il mercato libero. Lo indica il Consiglio federale nel messaggio sulla No Billag: i programmi tv d’informazione sono oggi finanziabili al 22% dalla pubblicità, quelli sportivi al 13%, per le trasmissioni dedicate ai bambini e ai giovani si scende a circa il 2%. La ragione è presto spiegata: i costi per produrre un programma non dipendono dalla quantità di pubblico che raggiunge. Sono uguali sia che lo guardino in 100, 1000 o 1 milione di persone. A cambiare sono gli incassi pubblicitari, quindi solo un programma che raggiunge un grande pubblico può coprire i propri costi attraverso pubblicità o servizi in abbonamento. La conseguenza di questo modello è che nel libero mercato i media si orientano solo verso prodotti “mainstream”.

LA FELICITÀ DELLE TV STRANIERE
Inoltre in caso di abolizione del canone anche gli introiti pubblicitari calerebbero rapidamente. Nessuna emittente privata è in grado di garantire l’attuale copertura del territorio da parte del SSR. La pubblicità diventerebbe appannaggio delle grandi emittenti straniere, ciò che favorirebbe Goldbach Media, società per la quale Natalie Rickli ha fin qui lavorato e che si occupa di commercializzare le finestre pubblicitarie delle tv estere dedicate al mercato svizzero.

RESTERÀ SOLO TELE BLOCHER?
Un’alternativa al finanziamento attraverso il canone potrebbe essere un modello di pay-tv. Abbonamenti che non sono più a buon mercato del canone. Si prenda ad esempio lo sport in Germania, dove dalla prossima estate serviranno più di 500 euro all’anno solo per vedere le partite della Bundesliga e la Champions League.
Al contrario della situazione odierna, nella quale il sistema dei media pubblici è in mano alla popolazione, i canali privati rappresenterebbero interessi politici. Un po’ come avviene con Mediaset in Italia o Fox News negli Stati Uniti. Provate a immaginare una domenica di votazioni federali di cui potrebbe riferire solo un’emittente di proprietà di Christoph Blocher.


UN SERVIZIO DAL SITO DI REPUBBLICA.IT

http://www.repubblica.it/economia/2017/10/28/news/televisione_svizzera-178641042/


A COSA MIRA BLOCHER?

https://www.bzbasel.ch/basel/basel-stadt/die-basler-zeitung-zieht-nach-zug-was-fuehrt-blocher-im-schilde-131842352

(dalla pagina FB)

L’UDC di Zurigo ha appena deciso di sostenere l’iniziativa No Billag, anche il miliardario Christoph Blocher ha naturalmente espresso una grande simpatia per l’iniziativa. Breve riassunto di questo articolo del giornale regionale di Basilea (bzBasel) e di quello del Tages Anzeiger sullo stesso tema (https://www.tagesanzeiger.ch/…/Blocher-grei…/story/23523702…).

La Basler Zeitung si trasferisce a Zugo e da Basler Holding si trasforma in Zeitungshaus AG (un camouflage secondo la bzbasel). Che cosa sta tramando Blocher? Con questa mossa sembrerebbe che stia preparando l’acquisizione di ulteriori media come la Südostschweiz (Somedia). Come riporta il Tages Anzeiger la Basler Zeitung di Blocher e la Südostschweiz sono infatti in trattativa e prevedono di scambiarsi i contenuti.
Si prospetta un’ulteriore concentrazione di media in poche mani, un altro passo verso una “berlusconizzazione dei media svizzeri”.
Difendiamo a spada tratta il servizio pubblico assolutamente necessario per la nostra democrazia e diciamo no alla No Billag!


IL COMITATO NO BILLAG E IL RISPETTO DELLE MINORANZE LINGUISTICHE
(dalla pagina FB)

Un’informazione di qualità equivalente in tutte le regioni linguistiche della Svizzera? Un argomento di peso che grazie alla campagna di raccolta fondi lanciata dall’Iniziativa No Billag assume un’importanza ancora maggiore. Qui è spiegato perché:

 

Quand les défenseurs de No Billag donnent des arguments à la SSR


GRUPPO SVIZZERO PER LE REGIONI DI MONTAGNA

“Tout le monde a besoin des médias – les régions de montagne aussi ! L’importance des médias en tant que service public pour les régions de montagne et les espaces ruraux. Les médias suisses sont actuellement sous pression. En effet, l’initiative «No Billag» sera vraisemblablement soumise à votation en mars 2018. Ce texte remet en question non seulement l’existence de la SSR, mais également des chaînes locales de radio et de télévision. Du côté de la presse écrite, on assiste à un regroupement des titres. Cette tendance implique une forte réduction de la diversité médiatique, donc aussi un appauvrissement du débat public. Les médias des régions de montagne et de l’espace rural seraient fortement touchés par l’acceptation de l’initiative «No Billag». Car ils peuvent difficilement survivre en dans un environnement purement commercial. Jusqu’à présent, peu d’informations ont circulé au sujet de l’impact de cette initiative sur les médias régionaux”.


NO ANCHE DAGLI SPECIALISTI DELLA PUBBLICITÀ

http://www.liberatv.ch/it/article/36093/comunicazione-svizzera-contro-no-billag-provocherebbe-la-soppressione-oltre-duemila-posti-di-lavoro-e-a-perdite-fiscali-di-15-5-milioni-all-anno-con-ripercussioni-su-molteplici-altri-settori-dell-economia

 

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial