Il “no” dell’Ordine degli avvocati

di Renato Cabrini

Avvocato, Presidente OATI (Ordine degli avvocati del Canton Ticino)

Quale Presidente dell’Ordine degli avvocati del Canton Ticino sono in costante contatto con i colleghi d’oltre Gottardo. Essi amano il Ticino, ci apprezzano anche per il ruolo fondamentale nella coesione del paese, in quanto rappresentiamo l’espressione di una terza cultura mediatrice fra le sensibilità romande e quelle svizzero-tedesche. Estranei alle nostre piccole baruffe locali, gli amici confederati non capirebbero le ragioni di un nostro voto a favore della “No Billag”, voto che interpreterebbero come del tutto autolesionistico. Ci vedrebbero invece come persone con poca lungimiranza e che non prestano il dovuto riguardo verso i propri fondamentali interessi.

Il 4 marzo il popolo e i cantoni svizzeri sono chiamati a rispondere con un NO o con un SI a un chiaro quesito in ambito di produzione radiotelevisiva.

Il testo letterale dell’iniziativa non lascia dubbi di sorta. Con il SI la produzione radiotelevisiva “.ch” dovrà essere esclusivamente di natura privata, vietando di fatto qualsiasi intervento federale con denaro pubblico. Risulta quindi comprensibile che le emittenti pubbliche, diversamente da quelle private, non abbiano elaborato un “Piano B”: visto il chiaro indirizzo dell’iniziativa popolare, che non ammette alternative di sorta. Non si può invece escludere che sarà la stessa politica federale a intervenire elaborando un piano di salvataggio dell’emittente pubblica.  Ma si tratta di ipotesi, senza inoltre la garanzia che vi sarà una reale attenzione alla salvaguardia degli interessi delle minoranze italofone. Risulta inoltre abbastanza chiaro, nella sciagurata evenienza di un SI ticinese, che i nostri rappresentati alle camere federali non avrebbero argomenti a favore della tutela degli interessi del nostro cantone nell’elaborazione di un auspicabile “Piano B”.

Qualora il SI dovesse quindi prevalere – salvo appunto interventi diretti, ma assolutamente non preventivabili con certezza, da parte della politica federale – la produzione televisiva ticinese scomparirà e quella radiofonica sarà di molto ridimensionata. È improbabile (per usare un eufemismo) che i circa CHF 200 milioni annuali destinati al Ticino dalla confederazione verranno sostituiti dalla raccolta pubblicitaria, che dovrebbe sorpassare i CHF 500’000.– al giorno.

L’attuale offerta radio-televisiva ticinese ha importanti risvolti sociali, culturali, istituzionali ed economici. Garantisce tra l’altro l’informazione in ambito giudiziario, a tutela dello stato di diritto. Le emittenti ticinesi informano regolarmente la popolazione dell’esito dei processi, in merito all’attività della polizia, alle procedure legislative e a molti altri argomenti in ambito legale. Forniscono importanti informazioni di natura giuridica, ad esempio con programmi di consulenza, alle quali volentieri l’Ordine degli avvocati del Canton Ticino partecipa. L’oggetto in discussione nelle varie votazioni viene debitamente illustrato dall’emittente pubblica e i contendenti possono esporre le proprie ragioni. In occasione delle elezioni i candidati hanno la possibilità di presentare i propri programmi ed esporre le proprie simpatie politiche, a tutela e garanzia delle nostre istituzioni democratiche. La votazione in agenda il 4 marzo 2018, oltre a mettere a repentaglio un numero consistente di posti di lavoro, potrebbe avere risvolti di rilevanza epocale. Per il bene del Ticino e della Svizzera auspico una presenza massiccia di ticinesi alle urne che esprimano un chiaro NO a “Nein Billag”.

 

 

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